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Straordinaria, professionale: Cristina Buonvino, il sublime valore dell’informazione giornalistica

Di Rosanna La Malfa


Giornalista, inviata. Sai già cosa vuoi fare da grande? Parlaci di te.

Da grande voglio essere felice e soddisfatta di quello che farò, continuando a imparare da tutto ciò che vedo e dalle persone che incontro.


L’informazione di qualità: quella che fai tu. Hai un tuo stile, una mission?
Ti ringrazio. Ho sempre pensato che il giornalista abbia il ruolo di raccontare ciò che accade, umilmente, rimanendo super partes, senza presunzione e preconcetti. Per me è molto importante il linguaggio: semplice, chiaro, poche parole, scelte con attenzione, e che a parlare siano le immagini e i protagonisti dei servizi. Ci tengo anche molto all’uso di un corretto linguaggio di genere e a non utilizzare immagini che veicolino stereotipi offensivi.

Mi appassiono sempre ogni volta, anche per il servizio più piccino, apparentemente più insignificante, perché sono convinta che ci sia in ogni campo qualcosa di nuovo da sapere e da imparare. Al centro ci sono sempre le storie delle persone, perché trovo che siano quelle che più possono raccontare il Paese, l’epoca in cui stiamo vivendo, la direzione che stiamo prendendo.


Fatica e soddisfazioni. Quanto è difficile fare la tua professione in un mondo prevalentemente maschile?
La fatica c’è, come credo in tutte le professioni, in tutti i mestieri. Senza impegno e un po’ di lotta, è raro che si ottengano buoni risultati. Non posso negare che mi sia accaduto di sentirmi ingiustamente un passo indietro rispetto ai colleghi maschi, ma per fortuna è successo di rado. Adesso per esempio, e ormai da anni, lavoro in una redazione con una maggioranza di presenze femminili, dove il merito, indipendentemente dal genere, è ancora un valore. Sono stata sempre fortunata in questo senso, ma non dimentico mai che molte colleghe devono lottare quotidianamente con gravi discriminazioni sul posto di lavoro. Questo è uno dei temi su cui, ormai da anni, è impegnata la rete delle giornaliste unite, libere e autonome, GIULIA, di cui ho co-firmato il manifesto.

Le soddisfazioni sono tante, soprattutto in seguito agli incontri con tante persone diverse. Sono molto orgogliosa di poter dire che sono tante le amicizie che sono nate durante la realizzazione un servizio e che durano da anni.


Rimorsi? Rimpianti? Rifaresti tutto nella tua vita lavorativa?

Ho lavorato praticamente in tutte le reti televisive italiane, quando il termine free-lance aveva un senso e non mascherava il precariato. Ho iniziato alla fine degli anni ’80, il lavoro era tanto, la televisione era il Paese dei Balocchi. Bisognava avere una preparazione, questo è certo, ma era pieno di programmi e progetti che prendevano il via, si doveva imparare in fretta e rimboccarsi le maniche. Ecco, forse un piccolo rimpianto rispetto a quel periodo ce l’ho: pensavo non finisse mai, che sarebbe sempre stato così, e magari a volte me la sono presa un po’ comoda… A parte gli scherzi, sono soddisfatta e soprattutto sono convinta che si debba guardare la vita da qui in avanti.


Curiosità: com’è Lilli Gruber? E Giovanni Floris?
Ho collaborato con Lilli Gruber durante i primi tre anni di ottoemezzo. Ho un ricordo meraviglioso di lei come professionista e come persona.
Professionalmente immensa, sempre padrona della situazione, ma anche piena di umanità e di sense of humor. Anche nei momenti più difficili, non ha mai perso il suo aplomb, la sua eleganza e la sua eccellente buona educazione.

Questo è l’ottavo anno che lavoro con Giovanni Floris, prima a Ballarò e poi a DiMartedì. Quando decise di andare via dalla Rai, chiese a me e ad altri colleghi di seguirlo nella sua avventura su La 7. Io ero interna alla Rai, ma decisi di fare il salto e passare a La7. Non me ne sono mai pentita e questo dice già molto. Giovanni è prima di tutto una bella persona, e poi un grande giornalista e conduttore televisivo, il più bravo. Anche lui educatissimo, non perde mai le staffe, né il sorriso. Ha grande un senso dell’umorismo, ma è anche severo e pretende il massimo da tutti, trattando nello stesso modo sia i veterani che i giovanissimi appena arrivati. Insomma, lavorare con lui è sempre molto stimolante.


Rimproverano a noi Donne il fatto che non sappiamo fare squadra. Cosa ne pensi?

Come ho già detto, lavoro in una redazione quasi tutta al femminile. Questa è stata una scelta di Giovanni Floris e degli autori. Quindi immagino che loro siano abbastanza convinti, visto il successo della trasmissione, che le donne sappiano fare squadra, la migliore.


Blog e fake news. Tutti possiamo fare informazione? Come le debelliamo le notizie false?
Bisogna controllare, fare attenzione all’informazione ad effetto, e combatterla. Ritengo quindi che sia praticamente impossibile per un giornalista pubblicare un notizia falsa senza accorgersene. Verificare le fonti è la base del nostro mestiere. ogni volta che si pensa di avere trovato una notizia, prima di scriverla è necessario far scemare l’entusiasmo e verificare. Meglio rinunciare a una mezza notizia che pubblicarne una gonfiata o falsa. E per chi non fa il nostro mestiere la raccomandazione è la stessa. Sui social network è pieno di fake news. Prima di condividerle basta fare la verifica più semplice, un giro sui motori di ricerca. Faranno tutti una figura migliore nel raccontare di aver smascherato un fake che diffondendo una bufala.

Un consiglio, un messaggio alle Donne che vogliono seguire questa importante e splendida Professione
Quello che posso dire è che consiglio a tutte le giovani donne di prepararsi per fare un lavoro che gli piace e che gli possa piacere anche in futuro perché altrimenti la vita potrebbe essere faticosissima. Questo è il lavoro che mi piace e a volte mi dimentico di mangiare o di dormire, non sento la fatica dei viaggi né le ore che passano. Non mi dispiace dormire spesso negli alberghi, sonnecchiare in aereo alle sei del mattino o alla dieci di sera dopo 12 ore di lavoro o anche più.

Lavorare al montaggio con tempi strettissimi ma sapere che il pezzo andrà in onda a ogni costo mi dà un piacevole brivido di terrore misto a gioia. Insomma, questo è un gran bel mestiere, richiede tanto amore e studio, ma anche un po’ di naso per le notizie e interesse nei confronti del prossimo. A mio parere, nonostante quello che in molti pensano, non è un lavoro adatto agli egocentrici.

Fonte: Quotidiano contribuenti

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